L'amor che move il sole e l'altre stelle

Paradiso

L'ultimo regno visitato da Dante, in cui si completa il suo lungo viaggio extraterreno, ha caratteristiche peculiari rispetto ad Inferno e Purgatorio; se, pur tra molte differenze, i due regni avevano comunque una realtà fisica concreta, il Paradiso è essenzialmente un mondo immateriale, significativamente collocato al di fuori della sfera terrestre, in cui tutto ciò che Dante vede ed osserva non è altro che una sistemazione pensata per facilitare la comprensione dei suoi lettori. Infatti, dal punto di vista teologico, tutte le anime risiedono nell'Empireo, un un luogo che Dante paragona ad un anfiteatro chiamato "candida Rosa", dove godono della contemplazione infinita di Dio; tuttavia, nel corso del suo viaggio, Dante immagina il regno paradisiaco diviso in nove cerchi concentrici, corrispondenti a sette pianeti del sistema solare (nell'ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) più il cerchio delle stelle fisse e quello del Primo Mobile, da cui il poeta, nell'ultimo canto, potrà contemplare il divino. 


Salita al cielo e le sue ragioni

Canto I L'ordine del cosmo 

Proemio della Cantica. Dante e Beatrice ascendono al Paradiso. Dubbi di Dante e spiegazione di Beatrice circa l'ordine dell'Universo.
È mezzogiorno di mercoledì 13 aprile (o 30 marzo) del 1300.

Apollo Citaredo (II sec. d.C.)Dante dichiara di essere stato nel Cielo del Paradiso (l'Empireo) che riceve maggiormente la luce divina che si diffonde nell'Universo: lì ha visto cose difficili da riferire a parole, poiché l'intelletto umano non riesce a ricordare ciò che vede quando penetra in Dio. Il poeta tenterà di descrivere il regno santo nella III Cantica e per questo invoca l'assistenza di Apollo, in quanto l'aiuto delle Muse non gli è più sufficiente. Il dio pagano dovrà ispirarlo col suo canto, come fece quando vinse il satiro Marsia, tanto da permettergli di affrontare l'alta materia del Paradiso e meritare così l'alloro poetico. Apollo dovrebbe essere lieto che qualcuno desideri esserne incoronato, poiché ciò accade raramente nei tempi moderni; Dante si augura che il suo esempio sia seguito da altri poeti dopo di lui.


PRIMO CIELO DELLA LUNA - SPIRITI MANCANTI AI VOTI

Canto II La realtà si spiega con Dio      Canto III Diversamente felici

Canto IV Una lezione magistrale      Canto V Fiammate di luce 

Sono i beati che appaiono a Dante nel I Cielo del Paradiso, in quanto in vita subirono l'influsso della Luna che secondo le credenze astrologiche del Medioevo rendeva incostanti: essi non adempirono ai voti pronunciati, quindi sono relegati al grado più basso di beatitudine. Sono descritti nel Canto III del Paradiso: Dante vede di fronte a sé delle figure così evanescenti da scambiarle per immagini riflesse, infatti si volta per vedere le figure reali. Dopo aver capito il suo errore, Dante è invitato da Beatrice a rivolgersi agli spiriti e fra loro incontra Piccarda Donati, che gli spiega i gradi di beatitudine e indica quale voto lei non ha portato a termine in vita. Alla fine del suo discorso, Piccarda indica l'anima di Costanza d'Altavilla, quindi si allontana cantando Ave, Maria.


SECONDO CIELO DI MERCURIO - SPIRITI ATTIVI

Canto V Fiammate di luce      Canto VI Un discorso lungo un canto      Canto VII Una lezione di teologia 

Il secondo cielo è denominato Cielo di Mercurio, che si connota per l'amore per la gloria e la fama terrena: le anime che risiedono qui sono infatti quelle che si attivarono a tale scopo. Esse appaiono a Dante come splendori fiammeggianti che danzano e cantano.

Vengono affrontate, in questo cielo, le seguenti questioni teologiche:

1.     la morte di Cristo; 

2.    perché Dio abbia redento il genere umano con il sacrificio di Cristo; 

3.    la corruttibilità e l'incorruttibilità delle creature e la resurrezione dei corpi.

Le intelligenze motrici di questo cielo appartengono alla seconda schiera angelica e sono gli arcangeli.


TERZO CIELO DI VENERE - SPIRITI AMANTI

Canto VIII La virtù non si eredita      Canto IX Profezie d'amore 

Il terzo cielo è il Cielo di Venere, caratterizzato ovviamente dall'amore, e dove infatti risiedono le anime di coloro che amarono. Queste appaiono a Dante come splendori che si muovono rapidamente in circolo.

Le seguenti questioni teologiche sono affrontate in questo cielo:

1.   come da buoni genitori possano nascere figli cattivi;

2.   le ragioni delle diverse indoli umane.

Le intelligenze motrici di questo cielo appartengono alla terza gerarchia e sono i principati.


QUARTO CIELO DEL SOLE - SPIRITI SAPIENTI

Canto X La danza dei sapienti      Canto XI Un matrimonio povero      Canto XII Lotta per la fede

Canto XIII Con i piedi di piombo!      Canto XIV Il corpo nella luce 

«E lo cielo del Sole si può comparare a l'Aritmetrica per due proprietadi: l'una si è che del suo lume tutte le altre stelle s'informano; l'altra si è che l'occhio nol può mirare.»

(Dante, Convivio II, 13, 15)

Dante e Beatrice nel Cielo del Sole

Il quarto è il Cielo del Sole, caratterizzato dalla sapienza: sono beati di questo cielo, infatti, le anime dei sapienti e dei Dottori della Chiesa; esse appaiono disposte in corone concentriche di vivi splendori, che danzano in giro cantando.

Le questioni teologiche, filosofiche e morali affrontate in questo cielo sono:

1.    l'ordine della creazione e le sue conseguenze;

2.   la corruzione dell'ordine dei domenicani;

3.   la corruzione dell'ordine dei francescani;

4.   la sapienza di Adamo e di Cristo e quella di Salomone;

5.   la fallacia dei giudizi umani;

6.   lo splendore delle anime beate dopo la resurrezione dei corpi.

Le intelligenze motrici di questo cielo appartengono alla quarta schiera angelica e sono le potestà.


QUINTO CIELO DI DANTE - SPIRITI MILITANTI

Canto XIV Il corpo nella luce      Canto XV La paterna festa      Canto XVI La città si trasforma

Canto XVII In missione per l'umanità      Canto XVIII Dal rosso al bianco 

Il quinto cielo è il Cielo di Marte, dio della guerra, e qui risiedono le anime di coloro che combatterono e morirono per la fede. Esse appaiono come splendori vivissimi e rosseggianti che cantano, e si muovono formando una croce greca al centro della quale brilla Cristo, colui che per primo morì per dare fede all'umanità.

Le intelligenze motrici di questo cielo sono le virtù, che appartengono alla quinta schiera angelica. Sono qui beati: Cacciaguida, Giosuè, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, Orlando, Rinoardo, Goffredo di Buglione e Roberto il Guiscardo.


SESTO CIELO DI GIOVE - SPIRITI GIUSTI

Canto XVIII Dal rosso al bianco      Canto XIX Un dubbio attuale      Canto XX L'aquila rende chiara la vista 

Il sesto è il Cielo di Giove, la cui virtù caratteristica è la giustizia: il cielo è infatti sede delle anime di principi saggi e giusti; essi appaiono a Dante come luci che volano e cantano, formando lettere luminose che compongono la frase «Diligite iustitiam qui iudicatis terram» (cioè "Amate la giustizia voi che giudicate il mondo"); dopo le lettere i beati, a partire dall'ultima m (prima lettera della parola "Monarchia"), danno anche forma all'immagine di un'aquila, allegoria dell'Impero.

Le questioni filosofiche e teologiche affrontate in questo cielo sono:

1.  l'imperscrutabilità della giustizia divina: perché sono condannati coloro che non poterono conoscere Cristo;

2.  la predestinazione divina.

Questo cielo è ancora mosso da intelligenze angeliche della seconda gerarchia, cioè dalle dominazioni.

Sono qui beati: David, Marco Ulpio Nerva Traiano, Ezechia, Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino, Guglielmo II di Sicilia e Rifeo.


SETTIMO CIELO DI SATURNO - SPIRITI CONTEMPLATIVI

Canto XXI Silenzio e grido      Canto XXII In alto la scala e in basso la terra 

Il settimo cielo è il Cielo di Saturno, caratterizzato dalla meditazione: qui infatti si trovano le anime di coloro che si diedero alla vita contemplativa. Esse appaiono come splendori che salgono e scendono sui gradini di una «scala celeste» luminosa, dal colore di oro splendente, così alta che non se ne vede la sommità: è l'allegoria della sapienza.

La questione filosofica e teologica qui affrontata è:

  1. l'insondabilità del volere divino.

Le intelligenze motrici di questo cielo appartengono alla prima gerarchia, e sono i troni.

Sono qui beati: san Pier Damiani, san Benedetto da Norcia, san Macario, san Romualdo e diversi frati dell'Ordine di San Benedetto.


OTTAVO CIELO DELLE STELLE FISSE - SPIRITI TRIONFANTI

Canto XXII In alto la scala e in basso la terra      Canto XXIII Maria, la mamma celeste

Canto XXIV Io credo e lo dimostro      Canto XXV Tre luci in danza

Canto XXVI L'amore ha i denti!      Canto XXVII Santa ira 

L'ottavo è il Cielo delle Stelle fisse: non si tratta più di un cielo dove si ripartiscono i vari beati, ma qui si trovano le anime trionfanti, che appaiono come innumerevoli lucerne illuminate dai raggi che fa piovere la grande luce di Cristo; un altro degli splendori che qui trionfano è Maria, attorno alla quale volteggia cantando l'arcangelo Gabriele.

Qui Dante subisce una specie di "esame" sulle tre virtù teologali; dopo una preghiera di Beatrice, infatti:

1.   san Pietro interroga Dante sulla Fede: il suo contenuto e la sua origine, e prove della sua verità;

2.   san Giacomo Maggiore interroga Dante sulla Speranza: che cosa sia, da dove abbia origine, quale sia il suo oggetto;

3.   san Giovanni interroga Dante sulla Carità: oggetto dell'amore e ragioni che lo suscitano e lo indirizzano.

Le intelligenze motrici di questo cielo sono i cherubini, che appartengono alla prima gerarchia.

Si incontrano qui: Cristo, la Madonna con l'arcangelo Gabriele, san Pietro, san Giacomo Maggiore, san Giacomo, san Giovanni Evangelista, Adamo.


NONO CIELO DEI CORI ANGELICI

Canto XXVIII L'ordine degli angeli      Canto XXIX I nuovi amori di Dio 

Il nono e ultimo cielo è il Cielo cristallino, chiamato anche Primo mobile in quanto è appunto il primo a muoversi, ricevendo tale movimento da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo mobile c'è solo l'Empireo, che è immobile in quanto perfetto (nella teologia medievale il movimento non era conciliabile con la perfezione, in quanto implica un cambiamento): la potenza divina che ha sede nell'Empireo, centro dell'universo, imprime ai cieli sottostanti un movimento rotatorio, rapidissimo nel Primo mobile e poi via via sempre più lento fino alla Terra sublunare.

Le questioni filosofiche e teologiche qui affrontate sono:

1.   la costruzione e il moto del Primo mobile;

2.   la corrispondenza tra i nove cieli e i nove ordini delle Intelligenze motrici (gli angeli);

3.   la creazione degli angeli: le loro facoltà e il loro numero.

Le intelligenze motrici di questo cielo appartengono alla prima gerarchia e sono i serafini.


EMPIREO

Canto XXX Una rosa di luce eterna      Canto XXXI La libertà viene da Beatrice

Canto XXXII La mamma assomiglia al figlio      Canto XXXIII

Sopra i nove cieli vi è l'Empireo, dove ha sede Dio circondato dagli angeli e dalla Rosa dei beati, che qui risiedono normalmente (salvo spostarsi liberamente nei cieli sottostanti).

Nell'Empireo risiedono le gerarchie angeliche, che appaiono distribuite in nove cerchi di fuoco giranti attorno a un punto piccolissimo ma luminosissimo, cioè Dio.

Il dantista rumeno Horia-Roman Patapievici sostiene che la forma geometrica che maggiormente descrive il paradiso di Dante sarebbe l'ipersfera e in particolare la 3-sfera, cioè la sfera a quattro dimensioni.

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Dir. editoriale: Luigi Gallucci 
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